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martedì 26 novembre 2013

Pasta 'a carrittera

La pasta 'a carrittera o "alla carrettiera" è un piatto tipico della cucina Siracusana e diffusissimo in tutto il meridione.
Inutile dire che nella sua estrema semplicità, possiede un gusto buonissimo, capace di soddisfare anche i palati più esigenti.



Ecco cosa ci serve:

  1. 1 kg di pomodori maturi 
  2. Tre spicchi d'aglio
  3. Olio extravergine d'oliva
  4. Sale e pepe q.b.
  5. Pecorino o ricotta salata grattuggiati
  6. Prezzemolo o Basilico.
Bene iniziamo subito con la nostra preparazione.
Mettiamo a sbollentare i nostri pomodori interi, in modo da favorirne la pelatura. Una volta pelati tagliamoli a pezzetti ed amalgamiamo il tutto con l'aglio e il prezzemolo finemente triturati. Aggiungiamo olio, sale e pepe (q.b.)
Lasciamo riposare il tutto. Nel frattempo mettiamo in cottura la nostra pasta (preferibilmente bucatini, busiati o spaghetti): indi scoliamoli per bene ed aggiungiamo il nostro buonissimo condimento. Cospargiamo di pecorino grattuggiato e... buon appetito!

P.s. Esistono alcune varianti con l'aggiunta di melanzane, o tonno o pancetta.

venerdì 21 giugno 2013

Cavatelli all'Agrigentina


L'ora di pranzo inesorabilmente si avvicina e il torrido calore estivo, di certo non aiuto ed invoglia a mangiare.
Tuttavia attingendo al tesoro culinario della nostra bella regione, ci vien incontro un piatto gustosissimo ma non troppo elaborato: parleremo dei Cavatelli all'Agrigentina.

Ingredienti per 4 persone:


  1. 400 grammi di cavatelli
  2. 1 Kg di pomodori maturi 
  3. 1 melanzana non troppo piccola
  4. 2 spicchi d'aglio
  5. Mezza cipolla (o una piccola intera)
  6. Pochi ciuffi di basilico
  7. Olio extravergine d'oliva
  8. Sale e pepe q.b.
Iniziamo col tagliare la melanzana a cubetti, cospargiamo i suddetti di sale in modo che venga assorbita l'acqua contenuta in essi, riponendo il tutto per almeno una mezz'oretta, in un colapasta.
Terminato il tempo, friggeteli con abbondante olio extravergine d'oliva. Non aggiungete altro sale alle melanzane durante la frittura! Man mano riponeteli in uno scolapasta pulito, in modo che rilascino l'olio trattenuto in eccesso.
Passiamo alla seconda fase: pelati i pomodori, li schiacciamo in un tegame con i due spicchi d'aglio, la nostra cipolla tagliata a dadini. Saliamo e pepiamo il tutto, poco! Lasciamo cucinare un quarto d'ora circa; indi passiamo il tutto col passaverdure.
Mettiamo in cottura i cavatelli con l'attenzione di non farli "incollare" gli uni con gli altri (se non avete troppa dimestichezza, vi suggerisco di aggiungere un cucchiaino da tè di olio d'oliva), salate sempre con moderazione, assaggiate sempre l'acqua di cottura; quindi scoliamoli non troppo cotti ed aggiungiamo il sugo e le melanzane. 
Servite spolverizzando in fine con ricotta salata o grana padano e due foglioline di basilico per piatto... Buon appetito!

Si narra che... (di Gerardo Scalici)


Certi personaggi non vengono di certo dimenticati col trascorrere delle generazioni; eccezion non fa il ricordo immemore che c'è ad Agrigento da Zza Lilla e u Zzu Giuggiu.
Era una famiglia assai modesta ma dignitosa, tant'è vero che chi è un po' avanti negli anni, ricorda bene la loro generosità; tuttavia passerà agli annali della storia il fatto che in quella abitazione, entrassero più cibo che soldi: i più maligni insinuavano che "a putìa" distante pochi isolati da casa, si sostenesse sulle risorse economiche di questa famiglia!
Da grande padrona di casa di vero stampo Siculo, Lillina (per amici e parenti) era davvero un'eccellente cuoca; fritti e bolliti per lei non facevano distinzione o preferenze.
Piatto forte, manco a dirlo, erano i cavatelli all'Agrigentina.
Per pranzo "cavala" in grammi di pasta: trecento per il marito, cento per ogni figlio e quattrocento pi idda per rifarsi du "travagghiu"!  
Fra le case e pe i dintorni, il profumo del buon sugo, si diffondeva inebriante: picciriddi, grandi e "nichi" li spiavan alla finestra, mentre il pranzo, "allafannati"*, divoravan lestamente.
Son cresciuti li figlioli, son venuti su pure i nipoti, col buon sugo e melanzana, viva i cavatelli alla giurgintana!


 In siciliano "l'allafannato" è  colui che ingordo, introduce nel proprio apparato digerente ogni sorta di alimento con un estrema avidità.


giovedì 20 giugno 2013

Pesto alla trapanese


Come non dedicare un post ai miei carissimi amici di Trapani?
Lo farò con piacere parlandovi del buonissimo "Pesto alla trapanese".
Potrei spendere numerose parole di elogio per questo gustosissimo condimento: provare per credere!
Ovviamente nasce nella zona del Trapanese, anche se grazie al Cielo è un piatto diffusissimo in tutta la Regione Siciliana.
In dialetto viene chiamata più semplicemente "pasta cu l'agghia" (cioè con l'aglio) ma è un piatto tutt'altro che banale.

Ingredienti:
  1. Aglio rosso
  2. Olio extravergine d'oliva
  3. Basilico
  4. Mandorle
  5. Pomodoro
  6. Ricotta salata
  7. Sale e pepe q.b.

Bene passiamo subito alla preparazione.
Pestiamo in un mortaio una buona quantità di aglio in spicchi sgusciati (suggerisco non meno di 3 e non più di 5), un pugno di mandorle (miennuli) sgusciate e spellate, una decina di foglie di basilico e sale grosso (se avete sale fino, moderate la quantità!).
Si possono aggiungere alcuni "cocci" di pomodoro (senza esagerare) spellati e tagliati a pezzetti, svuotati dei loro semi e pestati assieme nel mortaio col precedente composto.
Una volta ottenuto un composto omogeneo, aggiungere un cucchiaio abbondante di ricotta salata e una buona quantità di olio di oliva, garantendo in tal modo una valida emulsione. 
Lasciare riposare il tutto per circa un'oretta e qualora il composto risulti eccessivamente compatto, suggerisco di aggiungere un po' di acqua di cottura della pasta.
I formati di pasta suggeriti sono i bucatini o meglio ancora i fusilli arricciati trapanesi, senza ombra di dubbio!

Esistono piccole varianti anche se a mio modesto parere tolgono gusto all'originale pietanza; c'è chi aggiunge peperoncino, o melanzane fritte a tocchetti o... sugo di tonno.

Piccola curiosità:

La pasta più buona che ho mangiato col pesto alla trapanese, l'ho mangiata in un accogliente ristorante sito a Selinunte (TP), luogo dal paesaggio incantevole, occasione per cui visitare anche i suoi templi. Volendo si può "allungari u passu" e scendere fino ad Agrigento, completando in tal modo il panorama greco!