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venerdì 2 settembre 2016

Biscottini alle pesche


Con l'avvento dell'estate, chi di noi non gradisce la buonissima frutta fresca di stagione?
Vi confido che la mia preferita in assoluto è la pesca; occasion per cui ho realizzato dei semplici ma gustosissimi biscottini col suddetto frutto!

Ecco cosa ci serve:

  1. 280 g. di farina 00 
  2. 100 g. di zucchero (possibilmente di canna)
  3. 100 g. di farina in pasta di mandorle
  4.  85 g. di burro
  5. Una bustina di lievito per dolci
  6. Un uovo (di medie dimensioni)
Per lo zucchero a velo:

  1. Tre cucchiai di Zucchero Semolato
  2. Una piccola stecca di Cannella

Abbiamo tutti gl'ingredienti a nostra disposizione? Iniziamo subito con la preparazione!
In una casseruola abbastanza capiente versiamo sia la farina 00 che quella di pasta di mandorle, quindi lo zucchero. Dopo aver fatto sciogliere lo burro preventivamente, incorporiamo per bene il tutto insieme all'uovo e alla bustina di lievito.
Quando otterremo un composto ben amalgamato, aiutandoci con un cucchiaio creiamo delle ciambelline piatte, ponendole sulla carta da forno, in tal modo non si attaccheranno alla teglia.
Accendendo il forno (è sempre consigliabile quello ventilato) a 180 °C, lasciamo i nostri biscottini per una ventina di minuti, fin quando non si saranno dorati. Indi spolveriamoli con la polverina composta da i tre cucchiai di zucchero frullato e cannella.
Successivamente possiamo utilizzare delle formine (come nel mio caso) donandogli la forma desiderata.
Una volta raffreddati, ricopriamoli di zucchero a velo e buon appetito!

N.B. A metà cottura possiamo mettere in superficie anche della granella di cioccolato, secondo il proprio gusto.






lunedì 25 novembre 2013

Cubbàita o giuggiulena: oggi si!

La cubbàita o giuggiulena è uno dei più famosi dolci tipici Siciliani e Calabresi. Essa differenzia dalla petrafennula che invece è a base di mandorle.
Esso nasce probabilmente nelle province tra il Palermitano e l'Agrigentino, precisamente nei distorni tra Alia, Lercara Friddi, Castronovo e le vicine Cammarata, San Giovanni Gemini e Casteltermini.
Il nome difatti in se per se è un'edulcorazione di "giurgiulena" (quindi avente a che fare con Giurgenti, ex nome di Agrigento).
L'ingrediente principale è il sesamo che in siciliano e in calabrese è indicato appunto con i termine giuggiulena, gigiolena, giuggiulea o ciciulena.


 La preparazione è semplicissima. Ecco cosa ci serve:


1.      350 g di semi di sesamo
2.      95 g di zucchero
3.      300 g di miele
4.      Cannella in polvere (q.b.)

Benissimo passiamo subito alla preparazione!
Versiamo il miele in un tegame lasciando sciogliere a fiamma bassa. Aggiungiamo lo zucchero mescolando ininterrottamente assieme alla cannella; quando la miscela raggiungerà il punto di ebollizione, aggiungiamo i semi di sesamo per il tempo necessario affinché il nostro composto assumerà un colore ambrato e i nostri ingredienti si siano amalgamati per benino.
Adesso versiamo il nostro composto su una lastra di marmo (in quanto superficie fredda) ben oleata (usate sempre olio di oliva!) stendendo il nostro composto dolciario.
Prima che il tutto si raffreddi e si rapprenda, livelliamo con una spatolina, facendo con un coltello delle striscioline e quindi dei quadratini.
Se volete potete crearvi delle stecche sullo stile del torrone… Gnam, gram e buon appetito!

Si narra che...

Mastro Pinuzzu era conosciuto da tutti per la sua affabilità. Uomo dallo spiccato senso dell’umorismo, non si dava vinto in nessuna difficoltà della vita.
Era cresciuto nelle campagne di Roccapalumba (prov. Di Palermo) ed era rimasto legatissimo con don Lillo “u varbieri” che a sua volta era un Grottese DOC (nds. Grotte, prov. Di Agrigento).
I due compari nonostante fossero avanti negli anni, erano dei gran mattacchioni: si narra che un dì, per caso fortuito, don Lillo teneva una lunga stecca di cubbaità (come sempre) e che “diavula falla” passava una bella ragazza piuttosto avvenente; allorchè con tono piuttosto aspro la fanciulla guardandolo con fare disgustoso gli rispose :”Ma alla vostra età nun vi virgugnati?”.
Il nostro caro amico arrossì, mortificato sapendo di non aver più “certe sensibilità” in certe zone; in aiuto gli sovvenne Pinuzzu che con fare scanzonato le replicò :”Signurina sarà puru viecchiu, ma me cumpari l’avi duci comu u mieli e chi simenza chi c’avi”!
Inutile dire che la “signurina” voltando le spalle, fuggi a passo spedito, ma i due compari si scialarono in fragorose risate in nome della cubbàita e della stoltezza di quella sprovveduta quanto stupida ochetta!

lunedì 24 giugno 2013

Quant'è bonu lu pitaggiu!


Spesso il termine di "semplicità" viene associato al concetto di povertà, di sciapo... Quanto di più falso specie quando parliamo di "Pitaggio".
Attingendo tesoro dalla lingua francese, il termine "potage" (cioè zuppa), la Sicilia Occidentale ha sviluppato un piatto tanto facile nella preparazione, quanto delizioso.

Anche se è tipico del periodo primaverile, è una prelibata pietanza da gustare tutto l'anno.

Ecco cosa ci serve...

Ingredienti:

  1. 1 Kg di piselli freschi o surgelati
  2. 500 g di fave novelle sbucciate ("sprucchiati" in siciliano puro)
  3. Il cuore di almeno 4 carciofi
  4. Una cipolla
  5. Abbondante olio extravergine d'oliva
  6. Sale e pepe q.b
Benissimo, passiamo subito alla preparazione!
In un tegame abbastanza capiente (visto i volumi degli ingredienti) aggiungiamo i piselli, le fave fresche ben sgusciate, i cuori dei nostri carciofi tagliati a pezzetti e la nostra cipolla adeguatamente tagliata in simil modo. Saliamo e pepiamo a nostro piacimento.
Aggiungiamo una buona quantità di olio extravergine d'oliva, senza esagerare ma neanche lesinare in modo da far cuocere il tutto a fuoco lento; tuttavia se il tutto non è ben tenero, suggerisco l'aggiunta di mezzo bicchiere d'acqua. Vi raccomando di prestare attenzione a non far bruciare il tutto, quindi mescolate con una certa regolarità.
Il tempo di cottura è di circa un'ora; quindi servite e buon appetito!

Piccole curiosità... 

"U pitaggiu" è una pietanza assai versatile: si presta eccellentemente sia come contorno, che come condimento per del riso o meglio ancora, per la pasta (preferibilmente di corto formato) aggiungendo al suddetto condimento, un po' di salsa di pomodoro.
Altro utilizzo è come preparato a base vegetale per una buonissima frittata: in questo caso basta aggiungere delle uova ben battute, del parmigiano grattugiato e un pugno di pangrattato!
Altro impiego è come primo piatto nel fare delle polpettine col contorno di pitaggio: in tal caso basta aggiungere del macinato bovino o di maiale, compensando con le dosi di pangrattato e il gioco è fatto!


Si narra che...

Ci sono persone che ci lasciano un bellissimo ricordo nella nostra mente e nel nostro cuore anche se con esse non abbiamo rapporti di diretta parentela.
Sento di citare a tal proposito, il tenero ricordo della Zia Giuseppina di Aragona (provincia di Agrigento), maestra elementare nota per il suo buon cuore, il suo amore per la famiglia e per essere una bravissima cuoca!
C'è da dire che il marito, la buonanima dello Zio Biagio (Gino per gli amici... da "Biagino", nativo di Cattolica Eraclea) gradiva parecchio le pietanze della consorte e tantu era l'amuri, che era sempre pronto a complimentarsi con la moglie.
Fra i tanti piatti che questa piccola grande donna era specializzata, resta impresso il ricordo del buon "pitaggiu" fatto a suo tempo e a regola d'arte, tanto che figli e nipoti ancor oggi, gustando con la mente gli sovviene l'acquolina in bocca!

Adesso che entrambi siete in Cielo, guardateci sempre con Amore: vi vogliamo bene, non vi abbiamo dimenticati!
Da Palermo (vostra seconda città) e da Agrigento i vostri amici e congiunti, un abbraccio...



sabato 22 giugno 2013

Panelle e crocchè da Lercara Friddi!


Lontani dai soliti street and fast food all'Americana, noi Siciliani abbiamo parecchi lustri alle spalle di rinomata quanto qualificata esperienza.
Fra i tanti cibi da strada, non possiamo dimenticare il "panino con le panelle e crocchè" (anche se il termine originale è "cazzille")!
Pietanza tipica di tutta la Sicilia occidentale, trova origine nella zona del Palermitano: vi posso garantire la bontà di questo panino, distante chilometri e chilometri dagli intrugli ingurgitati in tanti famosi fast food diffusi anche nelle nostre città.

Ecco a voi, un interessantissimo video girato a Lercara Friddi (prov. di Palermo), provincia interessantissima dal punto di vista paesaggistico e culturale, famosa anche per essere la città di origine di "the Voice", cioè l'indimenticabile Frank Sinatra!
Si trova sulla direttrice SS 189 "Palermo - Agrigento" ed ha come comuni confinanti: Castronovo di Sicilia (PA), Prizzi (PA), Roccapalumba - Alia (PA), Vicari (PA), Cammarata (AG), San Giovanni Gemini (AG) e Santo Stefano di Quisquina (AG).





Non mi resta che augurarvi una buona visione e buon appetito!

venerdì 21 giugno 2013

Cavatelli all'Agrigentina


L'ora di pranzo inesorabilmente si avvicina e il torrido calore estivo, di certo non aiuto ed invoglia a mangiare.
Tuttavia attingendo al tesoro culinario della nostra bella regione, ci vien incontro un piatto gustosissimo ma non troppo elaborato: parleremo dei Cavatelli all'Agrigentina.

Ingredienti per 4 persone:


  1. 400 grammi di cavatelli
  2. 1 Kg di pomodori maturi 
  3. 1 melanzana non troppo piccola
  4. 2 spicchi d'aglio
  5. Mezza cipolla (o una piccola intera)
  6. Pochi ciuffi di basilico
  7. Olio extravergine d'oliva
  8. Sale e pepe q.b.
Iniziamo col tagliare la melanzana a cubetti, cospargiamo i suddetti di sale in modo che venga assorbita l'acqua contenuta in essi, riponendo il tutto per almeno una mezz'oretta, in un colapasta.
Terminato il tempo, friggeteli con abbondante olio extravergine d'oliva. Non aggiungete altro sale alle melanzane durante la frittura! Man mano riponeteli in uno scolapasta pulito, in modo che rilascino l'olio trattenuto in eccesso.
Passiamo alla seconda fase: pelati i pomodori, li schiacciamo in un tegame con i due spicchi d'aglio, la nostra cipolla tagliata a dadini. Saliamo e pepiamo il tutto, poco! Lasciamo cucinare un quarto d'ora circa; indi passiamo il tutto col passaverdure.
Mettiamo in cottura i cavatelli con l'attenzione di non farli "incollare" gli uni con gli altri (se non avete troppa dimestichezza, vi suggerisco di aggiungere un cucchiaino da tè di olio d'oliva), salate sempre con moderazione, assaggiate sempre l'acqua di cottura; quindi scoliamoli non troppo cotti ed aggiungiamo il sugo e le melanzane. 
Servite spolverizzando in fine con ricotta salata o grana padano e due foglioline di basilico per piatto... Buon appetito!

Si narra che... (di Gerardo Scalici)


Certi personaggi non vengono di certo dimenticati col trascorrere delle generazioni; eccezion non fa il ricordo immemore che c'è ad Agrigento da Zza Lilla e u Zzu Giuggiu.
Era una famiglia assai modesta ma dignitosa, tant'è vero che chi è un po' avanti negli anni, ricorda bene la loro generosità; tuttavia passerà agli annali della storia il fatto che in quella abitazione, entrassero più cibo che soldi: i più maligni insinuavano che "a putìa" distante pochi isolati da casa, si sostenesse sulle risorse economiche di questa famiglia!
Da grande padrona di casa di vero stampo Siculo, Lillina (per amici e parenti) era davvero un'eccellente cuoca; fritti e bolliti per lei non facevano distinzione o preferenze.
Piatto forte, manco a dirlo, erano i cavatelli all'Agrigentina.
Per pranzo "cavala" in grammi di pasta: trecento per il marito, cento per ogni figlio e quattrocento pi idda per rifarsi du "travagghiu"!  
Fra le case e pe i dintorni, il profumo del buon sugo, si diffondeva inebriante: picciriddi, grandi e "nichi" li spiavan alla finestra, mentre il pranzo, "allafannati"*, divoravan lestamente.
Son cresciuti li figlioli, son venuti su pure i nipoti, col buon sugo e melanzana, viva i cavatelli alla giurgintana!


 In siciliano "l'allafannato" è  colui che ingordo, introduce nel proprio apparato digerente ogni sorta di alimento con un estrema avidità.


giovedì 20 giugno 2013

Pesto alla trapanese


Come non dedicare un post ai miei carissimi amici di Trapani?
Lo farò con piacere parlandovi del buonissimo "Pesto alla trapanese".
Potrei spendere numerose parole di elogio per questo gustosissimo condimento: provare per credere!
Ovviamente nasce nella zona del Trapanese, anche se grazie al Cielo è un piatto diffusissimo in tutta la Regione Siciliana.
In dialetto viene chiamata più semplicemente "pasta cu l'agghia" (cioè con l'aglio) ma è un piatto tutt'altro che banale.

Ingredienti:
  1. Aglio rosso
  2. Olio extravergine d'oliva
  3. Basilico
  4. Mandorle
  5. Pomodoro
  6. Ricotta salata
  7. Sale e pepe q.b.

Bene passiamo subito alla preparazione.
Pestiamo in un mortaio una buona quantità di aglio in spicchi sgusciati (suggerisco non meno di 3 e non più di 5), un pugno di mandorle (miennuli) sgusciate e spellate, una decina di foglie di basilico e sale grosso (se avete sale fino, moderate la quantità!).
Si possono aggiungere alcuni "cocci" di pomodoro (senza esagerare) spellati e tagliati a pezzetti, svuotati dei loro semi e pestati assieme nel mortaio col precedente composto.
Una volta ottenuto un composto omogeneo, aggiungere un cucchiaio abbondante di ricotta salata e una buona quantità di olio di oliva, garantendo in tal modo una valida emulsione. 
Lasciare riposare il tutto per circa un'oretta e qualora il composto risulti eccessivamente compatto, suggerisco di aggiungere un po' di acqua di cottura della pasta.
I formati di pasta suggeriti sono i bucatini o meglio ancora i fusilli arricciati trapanesi, senza ombra di dubbio!

Esistono piccole varianti anche se a mio modesto parere tolgono gusto all'originale pietanza; c'è chi aggiunge peperoncino, o melanzane fritte a tocchetti o... sugo di tonno.

Piccola curiosità:

La pasta più buona che ho mangiato col pesto alla trapanese, l'ho mangiata in un accogliente ristorante sito a Selinunte (TP), luogo dal paesaggio incantevole, occasione per cui visitare anche i suoi templi. Volendo si può "allungari u passu" e scendere fino ad Agrigento, completando in tal modo il panorama greco!

lunedì 8 aprile 2013

Battagliuni o Acculazzatu


Cos'è questo specie di ortaggio che vedete in foto? Una zucchina? No. Un cetriolo? No! Una pera? Neanche. Ma allora chi schifiu è?
Il frutto che vedete in foto è chiamato battagliuni o acculazzatu. Lungi dal voler turbare le vostre culinarie coscienze, il nome è proprio quello che leggete!
Diciamo che è una sorta di meloncino verde i cui semi sono anche commestibili.
Cé da da dire in nostra discolpa che è tipico dell'Agrigentino, pertanto "oltre i confini" mi pare assai difficile trovarlo...
È buonissimo, fresco, digeribile e ... ipocalorico.
Sia ad Agrigento che nelle province limitrofe rappresenta un ottimo ingrediente per fare delle invitanti insalate estive accompagnato assieme a pomodoro, basilico, olio d’oliva abbondante, pepe, sale, cipolla. 
Altra variazione di tema: lo si può mangiare a fine pasto oppure come antipasto condito solamente con un po' di sale.
Più è piccolo, maggiore è il gusto; molto economico nell'acquisto (non più di un pugno di euro al chilo)!
L’ideale è mangiarlo appena colto. In frigorifero si avvizzisce velocemente e perde molte delle sue proprietà e del suo sapore...

venerdì 8 marzo 2013

Pasta con le sarde

Come non iniziare la prima ricetta col piatto (forse più noto al mondo!) tipico della cucina siciliana? Si, avete ben inteso: parleremo di come preparare la PASTA CON LE SARDE.



La pasta con le sarde conosciuta direi davvero in tutto il mondo ha origini il periodo d’assedio degli arabi in Sicilia.
Ne esistono diverse varianti: alla Palermitana (la più diffusa) e quella alla Trapanese; quest'ultima si differenzia dalla prima dall'aggiunta di mandorle (mennule in siciliano).
C'è anche una piccola variante tipica di alcune zone dell'Agrigentino, dove si aggiunge alla versione Palermitana, un po' di salsa di pomodoro.
È un piatto gustosissimo a base di pesce (ovvio, direi), cipolla, sale, pepe, zafferano, finocchietto selvatico, uvetta sultanina e pinoli (passulina e pinola in siculish).
È anche un piatto salutare in quanto le sarde sono ricche di Omega 3!
Il tipo di pasta da preferire è il bucatino o il maccheroncino.
Immancabile ingrediente è il pangrattato (muddica in siculish) e l'utilizzo esclusivo di olio extravergine d'oliva.
La preparazione avviene di buon ora, in quanto va infornata col forno ben caldo e servita "croccante".
Lasciare riposare per qualche minuto prima di servire. BUONISSIMA!

Aneddoti...

Non c'è mamma siciliana al mondo che non si sia mai cimentata nella preparazione da a pasta chi sardi: durante il periodo pasquale o per la festa di San Giuseppe Lavoratore, o per le scampagnate estive, tutte le buone massaie si son preoccupate di sfornare numerose teglie di questa prelibatezza. Con buona pace dei vegetariani (o vegani).
Deteniene un incredibile match con a pasta o furnu (ne parleremo più avanti): direi quasi che la pasta con le sarde vanta generazioni più numerose ed è tipico del "Siciliano DOC".

Welcome! Benvenuti! A sabbenerica!


A te che leggi,
ovunque ti trovi, ti do'  il mio più caldo ed affettuoso benvenuto nel mio blog!
Penserai :"Mo' il solito blog di cucina siciliana..." beh, stavolta non sei capitato nel "solito" blog... ma nel blog per eccellenza di cucina siciliana!
Leggerai di giorno in giorno interessantissime ricette siciliane, dalle più note alle meno conosciute; ad esse correlate, leggerai divertenti aneddoti legati alla loro preparazione.
Non mi resta che augurarvi una buona permanenza e perchè no, buon appetito!